Nell'immaginario comune il Graal è una coppa: il calice dell'Ultima Cena, o il vaso in cui sarebbe stato raccolto il sangue di Cristo. Ma la tradizione medievale non è così uniforme. In uno dei più grandi poemi del Medioevo tedesco, il Parzival di Wolfram von Eschenbach, il Graal non è un recipiente, bensì una pietra. Questa scelta ha aperto una linea simbolica ricchissima, in cui il mistero del Graal si intreccia con quello delle gemme.
Le diverse forme del Graal
Il primo autore a parlare del Graal è Chrétien de Troyes, nel suo romanzo incompiuto Perceval o il racconto del Graal, scritto alla fine del XII secolo. Qui il graal è un piatto prezioso, portato in processione nel castello del Re Pescatore, e la sua natura resta misteriosa. Successivamente, nei romanzi di Robert de Boron e nei cicli in prosa, il Graal diventa il vaso dell'Ultima Cena legato a Giuseppe d'Arimatea.
Wolfram, scrivendo nei primi decenni del XIII secolo, rielabora la storia di Chrétien ma cambia radicalmente l'oggetto sacro.
Il lapsit exillis
Nel Parzival il Graal è una pietra custodita nel castello di Munsalvaesche da una comunità di cavalieri chiamati Templeisen. Wolfram la designa con un'espressione latina misteriosa, lapsit exillis, che gli studiosi interpretano in modi diversi: forse una forma corrotta di lapis ex caelis, «pietra dal cielo», o di lapis exilis, «pietra umile, piccola». Nessuna lettura è certa, e l'ambiguità ha alimentato secoli di interpretazioni.
Le proprietà che Wolfram attribuisce alla pietra sono straordinarie:
- ogni Venerdì Santo una colomba scende dal cielo e depone sulla pietra un'ostia bianca, da cui la pietra trae la sua forza;
- la fenice, bruciando, si riduce in cenere e rinasce grazie a questa pietra;
- chi la contempla non muore nella settimana che segue;
- sulla pietra compaiono iscrizioni con i nomi di coloro che sono chiamati al servizio del Graal.
Wolfram racconta anche che la pietra fu portata sulla terra dagli angeli rimasti neutrali durante la ribellione di Lucifero. Afferma inoltre di aver ricevuto la storia da un certo Kyot, provenzale, che l'avrebbe trovata a Toledo in un manoscritto di un sapiente pagano chiamato Flegetanis. L'esistenza di Kyot è molto discussa e molti la considerano un espediente letterario.
Lo smeraldo di Lucifero
Accanto al poema di Wolfram si diffuse in area tedesca una tradizione secondo cui il Graal sarebbe stato ricavato da una gemma caduta dalla corona di Lucifero al momento della sua caduta dal cielo. Questa gemma viene identificata con uno smeraldo. Il racconto compare in testi legati alla cosiddetta Gara di poesia della Wartburg, un insieme di composizioni medievali in cui lo stesso Wolfram figura come personaggio.
Il simbolo è di grande forza: ciò che era stato perduto nella caduta diventa, trasformato, lo strumento della redenzione. La pietra del ribelle si fa pietra della grazia.
Il Sacro Catino di Genova
La leggenda della coppa di smeraldo ha un corrispettivo materiale. Nel tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova si conserva il Sacro Catino, un piatto esagonale di colore verde che i Genovesi portarono in patria dopo la presa di Cesarea, in Terrasanta, all'inizio del XII secolo. Per secoli fu venerato come un oggetto ricavato da un unico, enorme smeraldo, e identificato da alcuni con il recipiente dell'Ultima Cena.
All'inizio dell'Ottocento il Catino fu portato a Parigi in epoca napoleonica. Durante il viaggio di ritorno si ruppe, e l'esame dei frammenti rivelò che non si trattava di smeraldo, ma di vetro. Ricomposto, si trova ancora oggi a Genova. La sua vicenda illustra bene come il valore simbolico di un oggetto possa precedere e superare la sua natura materiale.
Perché una pietra
Che il Graal sia una pietra non è un dettaglio. Una coppa è un recipiente: contiene qualcosa di sacro che viene da fuori. Una pietra, invece, è sacra in se stessa: è un centro, un fondamento, qualcosa che dura. Nella tradizione biblica Cristo è chiamato pietra angolare; nella tradizione alchemica il fine dell'Opera è una pietra. Il Graal-pietra di Wolfram si colloca dentro questo orizzonte: non un oggetto da riempire, ma una presenza da cui scaturisce nutrimento e rinascita.
| Forma del Graal | Fonte | Significato prevalente |
|---|---|---|
| piatto prezioso | Chrétien de Troyes | mistero da comprendere |
| vaso dell'Ultima Cena | Robert de Boron | memoria del sacrificio |
| pietra | Wolfram von Eschenbach | centro immutabile, rinascita |
La ricerca interiore
In chiave simbolica, la ricerca del Graal è sempre stata letta come un cammino interiore. Parzival fallisce la prima volta perché non pone la domanda giusta: vede il Graal ma non chiede. Solo dopo un lungo errare, maturato dall'esperienza, riesce a tornare e a formulare la domanda di compassione che riscatta il re e il regno. La pietra resta la stessa: è chi la cerca a dover cambiare.
In sintesi
- Nel Parzival di Wolfram von Eschenbach il Graal non è una coppa ma una pietra, detta lapsit exillis.
- La pietra riceve ogni Venerdì Santo un'ostia portata da una colomba e fa rinascere la fenice.
- Una tradizione tedesca la collega allo smeraldo caduto dalla corona di Lucifero.
- Il Sacro Catino di Genova, venerato come smeraldo, si rivelò di vetro, ma conserva il suo valore simbolico.