◆ Pietre e cristalli

Il lapislazzuli: il blu degli dèi da Ur al Rinascimento

Il lapislazzuli nella storia e nel simbolo: le miniere del Badakhshan, i tesori di Ur, Inanna, l'Egitto dei faraoni e il blu oltremare dei pittori.

Poche pietre hanno attraversato tante civiltà come il lapislazzuli. Il suo blu profondo, punteggiato di riflessi dorati che sembrano stelle, ha fatto pensare per millenni al cielo notturno. Per questo è stato usato per ornare re e divinità, per decorare tombe e templi, e infine per dipingere il manto della Vergine. Seguire il suo viaggio significa percorrere una delle più antiche vie commerciali e simboliche del mondo.

Una pietra fatta di più minerali

Il lapislazzuli non è un minerale unico, ma una roccia composta principalmente da lazurite, che dà il colore blu, insieme a calcite bianca e pirite dorata. Proprio la pirite crea quei punti luminosi che hanno alimentato l'immagine del firmamento. Il nome stesso unisce il latino lapis, «pietra», a un termine di origine persiana legato al colore azzurro, da cui derivano anche le parole «azzurro» e «lazuli».

Le miniere lontane

Per gran parte dell'antichità la fonte principale del lapislazzuli fu la regione del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan nord-orientale, dove le miniere di Sar-i Sang sono attive da tempi remotissimi. Da lì la pietra viaggiava per migliaia di chilometri verso la Mesopotamia, l'Egitto e la valle dell'Indo. Il fatto che un materiale così lontano arrivasse nelle corti antiche ne accresceva il prestigio: era la pietra che veniva dai confini del mondo conosciuto.

Mesopotamia: la pietra degli dèi

Nelle tombe reali di Ur, in Mesopotamia, gli archeologi hanno trovato gioielli, copricapi e oggetti di straordinaria ricchezza in cui il lapislazzuli si alterna all'oro e alla corniola. Celebri sono la lira con la testa di toro, che porta una barba di lapislazzuli, e la statuetta del cosiddetto «ariete nel cespuglio».

Nei testi sumerici il lapislazzuli è associato agli dèi. Nel mito della Discesa di Inanna agli Inferi, la dea si prepara al viaggio indossando i suoi ornamenti, tra cui collane di lapislazzuli e una verga di misura dello stesso materiale. A ogni porta degli Inferi deve lasciarne uno, finché arriva nuda davanti alla sorella Ereshkigal. Gli ornamenti di pietra sono i segni della sua sovranità: perderli significa spogliarsi del potere per attraversare la morte.

Egitto: il colore del cielo e della rinascita

In Egitto il lapislazzuli, chiamato khesbed, era tra i materiali più preziosi. Si diceva che i capelli degli dèi fossero di lapislazzuli, come le loro ossa fossero d'argento e la loro carne d'oro. Il blu richiamava il cielo notturno e le acque primordiali da cui era sorta la creazione. Nella maschera funeraria di Tutankhamon il lapislazzuli compare negli intarsi attorno agli occhi e nelle sopracciglia, accanto all'oro.

Gli scarabei e gli amuleti in lapislazzuli univano due simboli potenti: la forma, legata al sole che rinasce, e il colore, legato al cielo che lo accoglie. Quando la pietra era troppo rara o costosa, gli artigiani egizi ne imitavano il colore con la faïence e con il cosiddetto «blu egizio», un pigmento sintetico che è tra i più antichi conosciuti.

Dal mondo antico alle chiese

Nel Medioevo e nel Rinascimento europeo il lapislazzuli trovò una seconda vita come pigmento. Macinato e purificato con un procedimento lungo e delicato, dava il blu oltremare, così chiamato perché arrivava «d'oltre mare». Era più costoso dell'oro, e i contratti tra committenti e pittori specificavano talvolta la qualità e la quantità di oltremare da impiegare.

Proprio per il suo valore, il pigmento veniva riservato alle figure più importanti, in particolare al manto di Maria. Il blu della Vergine diventa così l'erede del blu degli dèi mesopotamici ed egizi: il colore del cielo che avvolge ciò che è sacro.

Il significato simbolico

Nelle diverse culture il lapislazzuli ha raccolto un insieme coerente di significati:

Aspetto Significato simbolico
blu profondo cielo notturno, profondità, mistero
punti dorati stelle, luce dentro l'oscurità
provenienza lontana rarità, regalità, ciò che viene dai confini
uso divino sovranità, sacralità, presenza degli dèi

Nel linguaggio dello Studio Esoterico Cornelio, il lapislazzuli è un'immagine della notte interiore che non è vuota: un'oscurità attraversata da piccole luci, come la mente che si raccoglie nel silenzio e scopre al proprio interno punti di chiarezza.

In sintesi

  • Il lapislazzuli è una roccia blu ricca di lazurite, con riflessi di pirite che ricordano le stelle.
  • Per millenni provenne soprattutto dalle miniere del Badakhshan, da cui raggiungeva Mesopotamia ed Egitto.
  • A Ur e nel mito di Inanna è segno di regalità divina; in Egitto richiama il cielo notturno e la rinascita.
  • In Europa divenne il blu oltremare, riservato spesso al manto della Vergine.
☉
Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

Leggi anche