Se l'olibano è la resina della luce e dell'ascesa, la mirra è quella della profondità. Il suo profumo è caldo, terroso, leggermente amaro, e la sua storia simbolica attraversa l'amore, la morte e la regalità. Per gli antichi le due resine viaggiavano spesso insieme, sulle stesse carovane e negli stessi templi, ma raccontavano due storie diverse. In questo articolo seguiamo la mirra nelle sue apparizioni più significative.
La pianta e la raccolta
La mirra è la gommoresina prodotta da arbusti spinosi del genere Commiphora, diffusi nell'Arabia meridionale e nel Corno d'Africa, in regioni vicine a quelle dell'olibano. Come per l'incenso, la resina si ottiene incidendo la corteccia: il liquido che fuoriesce si rapprende in grani irregolari di colore bruno-rossastro, più scuri e opachi delle lacrime di olibano.
Il nome stesso conserva il ricordo del suo carattere. Deriva da una radice semitica che significa «amaro», presente nell'ebraico mor e nell'arabo murr. Il greco myrrha e il latino murra hanno ripreso questa parola, che è arrivata fino all'italiano.
Il mito di Mirra e la nascita di Adone
Il racconto più celebre legato a questa resina si trova nelle Metamorfosi di Ovidio, nel decimo libro. Mirra è la figlia del re Cinira, travolta da un amore proibito per il proprio padre. Scoperta la colpa, fugge a lungo e, giunta allo stremo, prega gli dei di non appartenere né al mondo dei vivi né a quello dei morti. Gli dei la trasformano in un albero. Le gocce di resina che stillano dalla corteccia sono le sue lacrime, che, scrive il poeta, conservano il nome della fanciulla.
Dal tronco dell'albero nasce poi Adone, il giovane di straordinaria bellezza amato da Venere, destinato a morire giovane e a essere pianto ogni anno nei culti a lui dedicati. Il mito unisce dunque nella mirra tre temi che resteranno legati a questa sostanza: il pianto, la trasformazione e un legame stretto con la morte e la rinascita.
La mirra e la cura dei morti in Egitto
Lo storico greco Erodoto, nel secondo libro delle Storie, descrive il procedimento più costoso di imbalsamazione praticato dagli Egizi. Dopo aver svuotato il corpo, gli imbalsamatori ne riempivano la cavità con mirra pura tritata, cassia e altri aromi, con l'esclusione esplicita dell'incenso, prima di ricucirlo e di trattarlo con il natron.
Questa testimonianza mostra un aspetto importante del simbolismo della mirra: è una sostanza che accompagna il corpo nel passaggio, che lo preserva e lo prepara a un'altra condizione. Non a caso, nelle tradizioni successive, la mirra continuerà a comparire accanto ai riti della sepoltura.
Nella Bibbia: amore, regalità e morte
Nella Scrittura ebraica la mirra compare in contesti molto diversi tra loro:
- Nell'Esodo è il primo ingrediente dell'olio dell'unzione sacra, con cui si consacravano il Tabernacolo e i sacerdoti.
- Nel Cantico dei Cantici è il profumo dell'amore: l'amata paragona l'amato a un «sacchetto di mirra» che riposa sul suo petto.
- Nel libro di Ester si racconta che le giovani destinate al re seguivano un periodo di preparazione di sei mesi con olio di mirra.
Nel Nuovo Testamento la mirra segna i due estremi della vita di Gesù. È tra i doni dei Magi alla nascita, e compare di nuovo alla fine: il Vangelo di Marco ricorda che sul Calvario gli venne offerto vino mescolato con mirra, che rifiutò, e il Vangelo di Giovanni racconta che Nicodemo portò per la sepoltura una mistura di mirra e aloe di circa cento libbre.
Il simbolismo nella tradizione cristiana
Gli autori cristiani antichi lessero i tre doni dei Magi come segni della natura di Cristo: l'oro per il re, l'incenso per Dio e la mirra per l'uomo destinato a morire. Questa interpretazione ha fissato per secoli il valore della mirra come simbolo della mortalità accettata e del sacrificio.
Nella tradizione ortodossa la mirra dà il nome al santo crisma, il myron, e alle «portatrici di mirra», le donne che all'alba della domenica andarono al sepolcro con gli aromi e trovarono la tomba vuota. Così la resina della sepoltura diventa anche il segno del primo annuncio della risurrezione.
Mirra e olibano: due polarità
Accostare le due resine aiuta a coglierne il significato complementare.
| Olibano | Mirra | |
|---|---|---|
| Colore | Chiaro, quasi bianco | Bruno-rossastro |
| Sapore del nome | «Bianco» | «Amaro» |
| Movimento simbolico | Ascesa, preghiera | Discesa, profondità |
| Ambito rituale | Culto, presenza divina | Sepoltura, unzione, amore |
In una lettura ermetica, la coppia può essere vista come l'unione di due principi: ciò che sale e ciò che scende, lo spirito e la materia, il cielo e la terra. Il lavoro interiore consiste anche nel tenere insieme queste due direzioni.
In sintesi
- La mirra è la resina delle Commiphora, e il suo nome significa «amaro» nelle lingue semitiche.
- Ovidio racconta che nasce dalle lacrime di Mirra, madre di Adone, trasformata in albero.
- Erodoto la ricorda come ingrediente principale dell'imbalsamazione egizia più costosa.
- Nella Bibbia accompagna l'amore, la consacrazione, la nascita e la sepoltura di Gesù.
- Simbolicamente rappresenta la profondità, la trasformazione e il passaggio.