Il giaietto, chiamato anche giavazzo o, con il termine inglese, jet, è una pietra nera, leggera e lucidissima. Non è un minerale in senso stretto, ma legno fossile: resti di antichi alberi che, sepolti per milioni di anni sotto pressione, si sono trasformati in una sostanza compatta, affine al carbone ma capace di prendere una lucentezza vellutata. Questa pietra modesta, calda al tatto, ha accompagnato per secoli due grandi esperienze umane: il pellegrinaggio e il lutto.
Il gagate degli antichi
Il nome deriva dal latino gagates, a sua volta legato a Gagai, una località della Licia, in Asia Minore, dove secondo Plinio il Vecchio questa pietra si trovava. Plinio la descrive come una pietra nera, liscia, leggera e simile al legno, che brucia emanando un odore caratteristico. Riferisce anche diverse credenze che i magi le attribuivano, con il consueto scetticismo.
Una proprietà del giaietto colpiva particolarmente gli antichi: strofinato, si carica di elettricità statica e attira piccoli frammenti di paglia o di polvere, come l'ambra. Questa capacità di «attrarre» ne accresceva l'aura misteriosa.
Il giaietto romano e britannico
Già in epoca romana il giaietto della costa dello Yorkshire, nell'attuale Inghilterra, era lavorato e apprezzato. Nella città romana di Eboracum, l'odierna York, sono stati trovati pendenti, anelli e braccialetti in giaietto, alcuni con ritratti o figure intagliate. Il giaietto di Whitby, sulla stessa costa, divenne nei secoli successivi il più celebre al mondo.
Gli azabache di Santiago
Nel Medioevo il giaietto ebbe un ruolo importante lungo il Cammino di Santiago de Compostela. In Spagna è chiamato azabache, e nella città di Santiago si sviluppò un'intera corporazione di artigiani, gli azabacheros, che intagliavano in questa pietra immagini dell'apostolo Giacomo, conchiglie, croci e piccoli oggetti devozionali.
I pellegrini che giungevano alla tomba dell'apostolo portavano a casa questi oggetti come ricordo e segno del cammino compiuto. Insieme alla conchiglia, simbolo per eccellenza del pellegrino di Santiago, l'azabache divenne uno degli emblemi della devozione jacopea. La pietra nera, umile e lucente, accompagnava il ritorno di chi aveva affrontato un lungo viaggio interiore ed esteriore.
La figa contro il malocchio
Nella tradizione popolare spagnola e portoghese il giaietto era usato anche per gli amuleti contro il malocchio. Il più diffuso era la figa, una piccola mano chiusa con il pollice infilato tra l'indice e il medio, gesto apotropaico di origine antica. Questi amuleti venivano posti soprattutto ai bambini, secondo un'usanza che si è conservata in alcune regioni fino a tempi recenti e che ha raggiunto anche l'America Latina.
La scelta del giaietto per questo uso non è casuale. La sua natura nera e lucida, capace di riflettere, era associata alla capacità di respingere o assorbire lo sguardo malevolo. È una logica simile a quella che in Italia ha legato altri materiali, come il corallo, alla protezione dal malocchio.
Il lutto vittoriano
Il momento di massima fortuna del giaietto arrivò nell'Ottocento. Dopo la morte del principe Alberto nel 1861, la regina Vittoria portò il lutto per il resto della sua vita, e la corte britannica adottò rigide regole sull'abbigliamento funebre. I gioielli da lutto dovevano essere scuri, opachi o di un nero profondo, e il giaietto di Whitby divenne il materiale prediletto.
La città di Whitby conobbe un vero e proprio boom: centinaia di artigiani lavoravano la pietra per produrre spille, collane, orecchini, medaglioni, spesso con decorazioni floreali o con piccoli scomparti per conservare una ciocca di capelli della persona scomparsa. La domanda fu tale che nacquero imitazioni in vetro nero e in altri materiali.
Il significato simbolico
| Uso | Significato |
|---|---|
| ricordo del pellegrino | compimento di un cammino, memoria del sacro |
| figa contro il malocchio | protezione, difesa dallo sguardo invidioso |
| gioiello da lutto | memoria del defunto, fedeltà oltre la morte |
| legno fossile | trasformazione lenta, tempo profondo |
Una pietra nata dal legno
C'è un aspetto del giaietto che lo rende particolarmente ricco sul piano simbolico: la sua origine vegetale. È un albero che, attraverso tempi immensi, è diventato pietra. Ciò che era vivo e cresceva verso la luce è sceso nella terra, si è trasformato nell'oscurità e ne è riemerso come materia nera e lucente.
Non è difficile vedere in questo processo un'immagine del lutto stesso. Il dolore per una perdita, attraversato nel tempo, può diventare qualcosa di compatto e prezioso: una memoria che non pesa, ma brilla di una luce discreta. E il pellegrino che porta a casa un azabache porta con sé il segno di un cammino che lo ha trasformato.
In sintesi
- Il giaietto è legno fossile, nero e lucido; il nome latino gagates viene da una località della Licia.
- In Spagna, come azabache, divenne il ricordo dei pellegrini di Santiago de Compostela.
- Nella tradizione iberica era usato per la figa, amuleto contro il malocchio.
- Nell'Ottocento il giaietto di Whitby fu la pietra per eccellenza dei gioielli da lutto vittoriani.