Il diamante è oggi la gemma più famosa del mondo, ma per gran parte della storia è stato ammirato più per la sua durezza che per il suo splendore. Prima che si imparasse a tagliarlo in molte faccette, appariva come un cristallo opaco, poco luminoso. Ciò che colpiva gli antichi era altro: nessuna pietra riusciva a scalfirlo. Da questa qualità nasce gran parte del suo simbolismo.
Il nome: l'indomabile
La parola «diamante» deriva dal greco adamas, che significa «indomabile», «invincibile», ciò che non si lascia piegare. In origine il termine indicava qualsiasi materiale di durezza leggendaria, anche metalli immaginari, e nei poeti greci compare per descrivere catene e armi divine. Solo più tardi si fissò sulla pietra che conosciamo.
Dalla stessa radice deriva l'aggettivo «adamantino», che in italiano indica una fermezza incrollabile: un carattere adamantino, una volontà adamantina. Il simbolo del diamante è dunque prima di tutto quello della costanza.
Il diamante nelle credenze antiche
Plinio il Vecchio considerava il diamante la cosa di maggior valore tra tutte quelle umane, conosciuta a lungo soltanto dai re. Riporta su di esso diverse credenze, tra cui quella secondo cui il diamante, che resisteva al martello e al fuoco, si sarebbe ammorbidito soltanto immerso nel sangue caldo di capro. È un'immagine evidentemente leggendaria, ma eloquente: ciò che non cede alla forza può cedere solo a qualcosa di vivo e caldo.
Gli antichi credevano inoltre che il diamante fosse in contrasto con la calamita, e che ne potesse annullare l'attrazione. Anche questa idea, priva di fondamento, mostra come le pietre venissero pensate in rapporti di simpatia e antipatia.
L'India e il vajra
Per molti secoli l'India fu la sola fonte conosciuta di diamanti. Nella cultura indiana il diamante si lega a una delle immagini più potenti della tradizione religiosa: il vajra. Questa parola sanscrita indica insieme il fulmine e il diamante. Il vajra è l'arma del dio Indra nei Veda, il fulmine con cui sconfigge il serpente Vritra e libera le acque.
Nel buddhismo il vajra diventa il simbolo della realtà ultima, indistruttibile come il diamante e istantanea come il lampo. Una delle grandi correnti del buddhismo prende il nome di Vajrayāna, il «veicolo del diamante», e uno dei testi più letti della tradizione Mahāyāna è il Sutra del Diamante, il cui titolo indica una saggezza capace di tagliare ogni illusione come il diamante taglia ogni materia. Una copia a stampa di questo sutra, ritrovata a Dunhuang, è tra i più antichi libri stampati datati che si conoscano.
Nei riti tibetani il vajra, oggetto di metallo con due estremità a forma di fiore, viene tenuto in una mano mentre nell'altra si regge una campana. Il vajra rappresenta il metodo, la campana la saggezza: insieme indicano l'unione di azione e comprensione.
La soglia di diamante in Dante
Nella Divina Commedia, all'ingresso del Purgatorio vero e proprio, Dante descrive una porta preceduta da tre gradini di colori diversi. L'angelo guardiano siede sulla soglia, che al poeta sembra fatta di pietra di diamante. I commentatori hanno letto in quella soglia la fermezza su cui si fonda il cammino di purificazione: un fondamento che non vacilla. Il diamante, in Dante, è il simbolo di una stabilità che rende possibile la trasformazione.
Dalla durezza allo splendore
Con il perfezionamento del taglio a faccette, tra il tardo Medioevo e l'età moderna, il diamante rivelò il suo fuoco: la capacità di scomporre la luce in lampi colorati. Il simbolo si arricchì di un nuovo significato: non solo ciò che resiste, ma ciò che, lavorato con pazienza, restituisce la luce moltiplicata.
L'uso del diamante come pegno nuziale è documentato in alcune corti europee dalla fine del Medioevo, e un esempio spesso citato è l'anello che Massimiliano d'Asburgo donò a Maria di Borgogna nel 1477. L'idea è chiara: un legame che dovrebbe essere indistruttibile come la pietra.
I significati simbolici
| Qualità | Significato |
|---|---|
| durezza | costanza, fermezza, fedeltà |
| trasparenza | purezza, chiarezza della mente |
| capacità di tagliare | discernimento che separa il vero dal falso |
| fuoco del taglio | luce interiore che emerge con il lavoro |
Il diamante come lavoro interiore
In chiave simbolica, il diamante insegna che la forza più autentica non è rigidità, ma limpidezza. Il diamante grezzo non brilla: la sua luce emerge solo dopo un lavoro lungo e preciso. Allo stesso modo, la fermezza interiore non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si forma, faccetta dopo faccetta.
In sintesi
- Il nome deriva dal greco adamas, «indomabile»: il primo simbolo del diamante è la fermezza.
- Plinio lo considerava la cosa più preziosa e ne riporta credenze leggendarie.
- In India il vajra unisce diamante e fulmine, e nel buddhismo diventa immagine della realtà indistruttibile.
- Dante pone una soglia di diamante all'ingresso del Purgatorio; il taglio moderno aggiunse al simbolo lo splendore della luce.