Nell'antico Egitto il profumo non era un semplice ornamento. Era una qualità degli dei, un'offerta, un segno di purezza e una componente dei riti funerari. Accanto agli incensi bruciati nei templi esisteva un mondo intero di oli e unguenti profumati, che accompagnavano la vita quotidiana e la morte. In questo articolo ne esploriamo i protagonisti: un dio, alcuni oggetti e un'immagine enigmatica.
Nefertum, il dio del loto
Tra le divinità egizie ne esiste una legata in modo particolare al profumo: Nefertum. Nella teologia di Menfi era considerato figlio del dio Ptah e della dea leonessa Sekhmet, e formava con loro una triade. Viene rappresentato come un giovane che porta sul capo un fiore di loto, spesso sormontato da due piume.
Il loto azzurro, che si apre al mattino e si chiude la sera, era per gli Egizi un'immagine della nascita del sole. Secondo uno dei racconti cosmogonici, il sole sorse per la prima volta da un fiore di loto emerso dalle acque primordiali. Nei Testi delle Piramidi Nefertum è chiamato il loto che sta davanti al naso di Ra: il profumo del fiore diventa così il respiro stesso della creazione.
Il profumo come qualità divina
Nei testi egizi gli dei sono spesso descritti come esseri profumati. Il loro corpo emana un odore soave, e la presenza divina si riconosce anche dall'aroma. Per questo motivo il culto delle statue prevedeva, oltre all'incenso, l'unzione con oli preziosi.
L'idea è importante: se il dio è profumato, allora profumarsi significa avvicinarsi alla sua condizione. Il profumo diventa una forma di partecipazione alla natura divina, una sorta di veste invisibile.
Gli oli sacri
Già nell'Antico Regno le tavole delle offerte e le liste funerarie menzionano una serie di oli sacri, spesso in numero di sette, che il defunto doveva ricevere per la sua vita nell'aldilà. I nomi di questi oli sono conservati, ma la loro composizione esatta è in gran parte sconosciuta.
Accanto agli oli rituali esistevano profumi celebri anche fuori dall'Egitto. Gli autori greci e romani ricordano per esempio il profumo di Mendes, città del delta, come uno dei più famosi dell'antichità.
I vasi della tomba di Tutankhamon
Quando la tomba di Tutankhamon fu scoperta, nel 1922, tra i suoi tesori vennero trovati numerosi vasi di alabastro calcitico destinati a contenere oli e unguenti. Alcuni portavano ancora tracce del loro contenuto. Gli scopritori notarono anche che, in antichità, i ladri erano entrati nella tomba e avevano portato via proprio una parte degli oli: segno che queste sostanze erano considerate tra i beni più preziosi, al pari dei metalli.
Questi oggetti raccontano il valore che si attribuiva al profumo nel viaggio del defunto: accompagnarlo con oli preziosi significava garantirgli la condizione degna di un essere trasfigurato.
Il mistero dei coni profumati
Nelle pitture delle tombe tebane del Nuovo Regno compare un'immagine curiosa: uomini e donne raffigurati durante banchetti o cerimonie portano sul capo un piccolo cono bianco o giallastro. Per molto tempo gli studiosi hanno interpretato questi coni come blocchi di grasso profumato, che si sarebbero sciolti lentamente con il calore diffondendo un aroma sulla parrucca e sulle vesti.
Altri studiosi hanno proposto che si trattasse soprattutto di un simbolo, un segno grafico per indicare che la persona era profumata, pura o in uno stato di festa. Il dibattito è rimasto aperto a lungo, e rari ritrovamenti archeologici di coni reali in sepolture del sito di Amarna hanno riacceso la discussione, mostrando che almeno in alcuni casi oggetti di questo tipo esistevano davvero.
Qualunque sia la risposta, il cono esprime un'idea chiara: la persona raffigurata è avvolta da una qualità che la eleva sopra l'ordinario.
Simboli del profumo egizio
| Elemento | Significato tradizionale |
|---|---|
| Fiore di loto | Nascita del sole, rinascita |
| Nefertum | Il profumo come respiro della creazione |
| Oli sacri | Nutrimento e dignità del defunto |
| Cono profumato | Stato di festa, purezza, elevazione |
Una lezione per chi studia i simboli
Il mondo egizio ci ricorda che il profumo può essere pensato come una soglia tra visibile e invisibile. Non si vede, eppure trasforma l'ambiente; non si tocca, eppure resta addosso. Nella tradizione ermetica, che ha guardato all'Egitto come a una patria ideale della sapienza, questa qualità sottile ha fatto del profumo un'immagine dello spirito che pervade la materia.
In sintesi
- Nefertum, dio del loto della teologia menfita, è la divinità egizia più legata al profumo.
- Il loto azzurro era simbolo della nascita del sole e della rinascita.
- Gli dei erano descritti come esseri profumati, e il profumo era una forma di partecipazione al divino.
- Gli oli sacri e i vasi di unguento accompagnavano il defunto nel suo viaggio.
- I coni profumati delle scene tebane restano un'immagine discussa tra oggetto reale e simbolo.