Per i Greci l'Arabia era una terra quasi favolosa, l'ultima regione abitata verso mezzogiorno, da cui arrivavano le sostanze più profumate del mondo. Nessun autore antico ha raccolto i racconti su questa terra con tanta vivacità quanto Erodoto, lo storico del V secolo a.C. Nel terzo libro delle Storie dedica alcune pagine celebri al modo in cui gli Arabi otterrebbero gli aromi. Sono racconti in gran parte leggendari, ma proprio per questo preziosi: ci mostrano come il mondo antico immaginava l'origine del profumo.
La terra che profuma
Erodoto afferma che l'Arabia è l'unica terra a produrre incenso, mirra, cassia, cannella e ladano, e che tutti questi aromi, tranne la mirra, vengono raccolti con grande fatica. Aggiunge un'immagine memorabile: dall'intera Arabia spira un profumo meravigliosamente dolce.
È l'idea di una regione interamente impregnata di sacro, un paese che sembra appartenere più al mondo degli dei che a quello degli uomini. I Romani la chiameranno Arabia felix, l'Arabia felice.
I serpenti alati dell'incenso
Secondo Erodoto, gli alberi che producono l'incenso sono custoditi da piccoli serpenti alati, di colori variegati, in grande numero intorno a ogni pianta. Per raccogliere la resina gli Arabi brucerebbero lo storace, un'altra sostanza aromatica, il cui fumo allontanerebbe i serpenti.
Il racconto ha una struttura simbolica evidente: il bene prezioso è protetto da guardiani pericolosi, e per raggiungerlo occorre un altro profumo. Il fumo apre la via al fumo.
La cassia e gli animali della palude
La cassia, prosegue lo storico, cresce in una palude poco profonda, intorno alla quale vivono animali alati simili a pipistrelli, che stridono in modo terribile e sono molto aggressivi. Per raccoglierla gli Arabi si coprirebbero tutto il corpo e il viso con pelli, lasciando scoperti solo gli occhi.
La cannella nei nidi
Il racconto più famoso riguarda la cannella. Gli Arabi stessi, dice Erodoto, non sanno dove cresca. Si narra che grandi uccelli portino i bastoncini di cannella nei loro nidi, costruiti con il fango su rupi inaccessibili. Per procurarseli gli uomini taglierebbero a grossi pezzi buoi, asini e altre bestie morte e li lascerebbero vicino ai nidi. Gli uccelli porterebbero la carne nei nidi, che, non reggendo il peso, cadrebbero a terra. A quel punto gli uomini raccoglierebbero la cannella.
Il ladano e le barbe delle capre
Ancora più curioso è il caso del ladano, una resina aromatica. Erodoto racconta che si trova attaccato alle barbe dei capri, come una sorta di muffa raccolta dal legno. Il dettaglio non è del tutto fantasioso: il ladano è prodotto da arbusti del genere Cistus, e nel Mediterraneo orientale è stato tradizionalmente raccolto anche dal vello delle capre che pascolavano tra questi cespugli.
Il tributo e il grande altare di Babilonia
Erodoto offre anche notizie di altro tipo. Racconta che gli Arabi non pagavano un tributo regolare al re persiano Dario, ma gli offrivano ogni anno un dono di mille talenti di incenso. Nel primo libro, descrivendo il santuario di Babilonia, riferisce che sul grande altare i Caldei bruciavano ogni anno mille talenti di incenso in occasione della festa del dio.
Queste cifre vanno prese con cautela, come lo storico stesso spesso avverte riportando ciò che ha sentito. Mostrano però il valore immenso attribuito agli aromi.
Perché questi racconti
Gli studiosi hanno suggerito che alcune di queste storie potessero essere diffuse dagli stessi mercanti, interessati a proteggere le proprie fonti e a giustificare i prezzi elevati. Ma accanto alla spiegazione commerciale ce n'è una simbolica:
| Racconto | Tema simbolico |
|---|---|
| Serpenti alati | Il sacro custodito da guardiani |
| Animali della palude | La prova da superare per ottenere il dono |
| Nidi sulle rupi | Il prezioso che viene dall'alto, inaccessibile |
| Barbe delle capre | Il profumo nascosto nel quotidiano |
Il profumo, insomma, non si ottiene senza fatica né senza rischio. È un'idea che attraversa molte tradizioni iniziatiche: ciò che ha valore richiede una prova.
In sintesi
- Erodoto descrive l'Arabia come unica terra di incenso, mirra, cassia, cannella e ladano.
- Racconta che l'incenso è custodito da serpenti alati, allontanati con il fumo dello storace.
- La cannella verrebbe recuperata dai nidi di grandi uccelli, la cassia da paludi difese da animali alati.
- Il ladano, raccolto dalle barbe delle capre, corrisponde a una pratica reale legata al cisto.
- I racconti esprimono l'idea che il bene prezioso richieda una prova per essere ottenuto.