Quando diciamo che una cosa è «rossa» o «azzurra» ci sembra di descrivere un fatto naturale, uguale per tutti. Ma basta confrontare lingue e culture diverse per accorgersi che il modo di dare nome ai colori varia profondamente. Lo spettro della luce è continuo; sono le parole a tracciarvi dei confini. Comprendere questo fatto è essenziale per chiunque studi il simbolismo dei colori: prima di chiederci che cosa significhi un colore in una tradizione, dobbiamo chiederci come quella tradizione lo chiamasse.
Il mare color del vino
Uno dei casi più discussi riguarda la poesia omerica. Nell'Iliade e nell'Odissea il mare è spesso definito con un'espressione tradotta come «color del vino» o «scuro come il vino». Nell'Ottocento lo studioso e uomo politico britannico William Gladstone, nei suoi studi su Omero, osservò che il vocabolario cromatico omerico sembrava molto diverso dal nostro, con poche parole per il blu e usi sorprendenti per altri colori.
Le spiegazioni proposte nel tempo sono state numerose. Oggi si tende a ritenere che i Greci arcaici percepissero i colori come noi, ma li classificassero diversamente, dando grande importanza alla luminosità, alla brillantezza e al movimento della superficie piuttosto che alla sola tinta. Il mare «color del vino» potrebbe evocare la profondità scura e scintillante dell'acqua più che una tonalità precisa.
Blu e verde: una sola parola
Molte lingue del mondo usano un solo termine per indicare ciò che in italiano distinguiamo come blu e verde. Gli studiosi chiamano talvolta questa categoria con un termine composto, grue, dall'inglese green e blue.
In giapponese, ad esempio, la parola ao indicava tradizionalmente sia il blu sia alcune tonalità di verde. Ancora oggi il semaforo verde viene chiamato comunemente con questo termine, e lo stesso vale per alcune verdure e per l'erba fresca. Non si tratta di una «confusione», ma di un modo diverso di organizzare il continuum dei colori.
I termini cromatici fondamentali
Nel 1969 gli antropologi Brent Berlin e Paul Kay pubblicarono uno studio divenuto celebre, Basic Color Terms. Analizzando molte lingue, proposero che esistano alcuni termini cromatici fondamentali e che le lingue tendano ad acquisirli secondo un ordine relativamente regolare:
- Prima la distinzione tra chiaro e scuro, cioè bianco e nero.
- Poi il rosso.
- Poi il verde o il giallo.
- Poi il blu.
- Poi il marrone.
- Infine altri termini come viola, rosa, arancione e grigio.
La teoria è stata discussa, corretta e raffinata nei decenni successivi, e molti studiosi ne hanno criticato alcuni aspetti. Ma ha posto una domanda fondamentale: nei nomi dei colori c'è qualcosa di universale, legato alla percezione umana, oppure tutto dipende dalla cultura? La risposta più condivisa oggi è che entrambe le dimensioni contano.
Il rosso, il primo colore
Il fatto che, dopo il chiaro e lo scuro, il rosso sia spesso il primo colore ad avere un nome proprio ha colpito molti studiosi del simbolismo. È il colore del sangue, del fuoco, dell'ocra usata nelle sepolture preistoriche. Forse la sua presenza nelle lingue riflette proprio la sua importanza nella vita umana: il colore che segnala la vita, il pericolo, la festa.
Quando un colore non ha nome
Che cosa significa, per una cultura, non avere un nome specifico per un colore? Non vuol dire che non lo veda. Vuol dire che non lo considera una categoria autonoma, degna di essere separata dalle altre. Questo ha conseguenze importanti per lo studio dei simboli:
- Non possiamo proiettare le nostre categorie su testi antichi senza cautela.
- Una traduzione come «blu» o «porpora» può coprire tonalità molto diverse da quelle che immaginiamo.
- I significati simbolici si legano spesso a qualità come lucentezza, opacità, intensità, oltre che alla tinta.
Una lettura simbolica
| Esempio | Che cosa insegna |
|---|---|
| Mare omerico | i colori antichi includono luce e movimento |
| Ao giapponese | i confini tra colori variano |
| Berlin e Kay | esistono tendenze comuni nelle lingue |
| Primato del rosso | il colore della vita si nomina presto |
Per chi coltiva lo studio della tradizione, questa consapevolezza è un esercizio di umiltà. Ogni cultura vede il mondo attraverso le proprie parole, e i colori non fanno eccezione. Leggere un testo antico significa imparare a guardare con occhi diversi, accettando che il «rosso» di un altro popolo possa non coincidere con il nostro. In questa distanza c'è spazio per scoprire sfumature nuove, anche dentro di noi.
In sintesi
- Lo spettro è continuo: sono le lingue a dividerlo in colori distinti.
- Il «mare color del vino» di Omero mostra un modo diverso di classificare i colori.
- Molte lingue usano un solo termine per blu e verde.
- Berlin e Kay proposero nel 1969 una sequenza di termini cromatici fondamentali.
- Studiare i simboli richiede attenzione a come ogni cultura nomina i colori.