◐ Colori e simboli

I colori del Tabernacolo: tekhelet, porpora, scarlatto e bisso

Azzurro, porpora, scarlatto e lino bianco: i quattro materiali colorati del Tabernacolo nell'Esodo, il filo azzurro delle frange e le letture simboliche.

Nei capitoli finali del libro dell'Esodo il testo biblico si sofferma con una minuzia sorprendente sulla costruzione del Tabernacolo, il santuario mobile che accompagnò Israele nel deserto. Misure, materiali, tessuti, ornamenti sono descritti con precisione. Fra questi dettagli ritorna con insistenza una formula: azzurro, porpora, scarlatto e bisso. Quattro materiali colorati che hanno affascinato per secoli commentatori ebrei e cristiani.

I quattro colori

Il testo ebraico nomina quattro materiali tessili, che la tradizione ha inteso come colori:

Termine ebraico Traduzione tradizionale Origine probabile
tekhelet azzurro, violaceo tintura da molluschi marini
argaman porpora tintura da molluschi marini
tola'at shani scarlatto, cremisi tintura da un insetto
shesh bisso, lino fine lino bianco ritorto

Con questi materiali si realizzavano le cortine del santuario, il velo che separava il Santo dal Santo dei Santi, e le vesti del sommo sacerdote. La combinazione di azzurro, porpora, scarlatto e bianco costituiva dunque il linguaggio cromatico del luogo più sacro.

La tekhelet

Tra i quattro, la tekhelet ha una storia particolare. Era un colore azzurro-violaceo ottenuto, secondo la tradizione rabbinica, da una creatura marina, e la sua produzione richiedeva conoscenze specifiche. A un certo punto della storia il procedimento si perse, e per molti secoli non fu più possibile riprodurla con certezza.

Il filo azzurro delle frange

La tekhelet non era riservata solo al santuario. Nel libro dei Numeri si prescrive agli Israeliti di porre frange agli angoli delle vesti, con un filo di colore azzurro. Lo scopo dichiarato è il ricordo: guardando il filo, ci si ricorda dei comandamenti.

Il commento rabbinico ha sviluppato una bella catena di associazioni: l'azzurro ricorda il mare, il mare ricorda il cielo, il cielo ricorda il trono della Gloria. Un piccolo filo diventa così un ponte tra l'abito quotidiano e la dimensione divina. Quando la tekhelet andò perduta, le frange continuarono a essere portate interamente bianche.

La porpora e lo scarlatto

L'argaman, la porpora, era un colore regale, ottenuto come la porpora fenicia da molluschi del Mediterraneo. La sua presenza nel Tabernacolo sottolinea la dimensione di regalità divina del santuario.

Lo scarlatto, tola'at shani, significa letteralmente qualcosa come «verme scarlatto»: il colore si ricavava da un piccolo insetto. Lo scarlatto compare anche in altri contesti rituali della Bibbia, ad esempio nei riti di purificazione, dove un filo scarlatto viene impiegato insieme al legno di cedro e all'issopo.

Il bisso

Il bisso, lino fine e ritorto, era la base bianca dell'insieme. Le vesti di lino bianco del sommo sacerdote nel giorno dell'Espiazione erano particolarmente significative: in quel giorno egli entrava nel Santo dei Santi indossando non le vesti preziose e colorate, ma semplici abiti di lino bianco. Il bianco, qui, esprime l'umiltà e la purezza necessarie per accostarsi al cuore del sacro.

Le letture simboliche

Già nell'antichità autori come Filone di Alessandria e lo storico Giuseppe Flavio proposero interpretazioni cosmologiche dei colori del Tabernacolo. Secondo queste letture i quattro materiali rappresentavano i quattro elementi del cosmo:

  • il bisso, proveniente dalla terra, la terra;
  • la porpora, ricavata dal mare, l'acqua;
  • l'azzurro, simile al cielo, l'aria;
  • lo scarlatto, simile alla fiamma, il fuoco.

Il santuario diventava così un'immagine dell'universo intero, e il sacerdote che vi officiava, vestito di quei colori, rappresentava l'umanità che offre il cosmo al suo Creatore.

Il velo del Tempio

Anche il velo del Tempio di Gerusalemme, che riprendeva il modello del Tabernacolo, era tessuto con questi colori. I Vangeli raccontano che alla morte di Gesù il velo del Tempio si squarciò: un'immagine che la tradizione cristiana ha letto come l'apertura dell'accesso al sacro. Il velo colorato, che separava, diventa un passaggio.

Una lettura simbolica

I colori del Tabernacolo insegnano che il sacro non abolisce la materia, ma la ordina. Lino, conchiglie, insetti, cioè terra, mare e vita minuta, vengono riuniti in un'unica trama. E il piccolo filo azzurro delle frange ricorda che anche un dettaglio minimo può tenere viva la memoria di ciò che conta.

In sintesi

  • L'Esodo nomina quattro materiali colorati: azzurro, porpora, scarlatto e bisso.
  • La tekhelet, un azzurro di origine marina, andò perduta per molti secoli.
  • Il filo azzurro delle frange serviva come segno di memoria dei comandamenti.
  • Filone e Giuseppe Flavio lessero i quattro colori come i quattro elementi.
  • Il velo colorato del santuario separava e custodiva il Santo dei Santi.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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