Nelle pale d'altare del Medioevo e del Rinascimento c'è un dettaglio che ritorna con insistenza: il manto blu della Vergine. Quel blu intenso e profondo non è una scelta casuale né soltanto devozionale. Era ottenuto con il pigmento più prezioso che un pittore potesse usare, l'oltremare, e il suo impiego racconta un intreccio affascinante di commercio, teologia e simbolo.
Un colore che viene da lontano
Il nome stesso dice l'origine: oltremare, cioè proveniente da oltre il mare. Il pigmento si ricavava dal lapislazzuli, una roccia azzurra estratta per secoli nelle montagne del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan. Da lì la pietra viaggiava lungo le vie carovaniere fino ai porti del Mediterraneo orientale e poi a Venezia, che ne divenne uno dei principali centri di smercio in Europa.
Macinare il lapislazzuli non bastava: la polvere ottenuta era grigiastra. Occorreva un procedimento lungo e delicato, con impasti di cere, resine e oli e ripetuti lavaggi, per separare le particelle azzurre dalle impurità. Le prime estrazioni davano il blu più puro e costoso; le successive, tinte via via più pallide.
Più prezioso dell'oro
Nel Medioevo e nel primo Rinascimento l'oltremare poteva costare quanto l'oro, o anche di più. Per questo i contratti di commissione delle opere sacre specificavano spesso con precisione quale blu dovesse essere usato e per quali parti del dipinto. Il committente voleva la garanzia che il manto della Madonna fosse dipinto con oltremare autentico e non con l'azzurrite, un pigmento blu più economico e tendente al verde.
Il pittore e trattatista Cennino Cennini, nel suo Libro dell'arte, dedica all'oltremare pagine piene di ammirazione, considerandolo il più nobile tra i colori e descrivendone con cura la preparazione. La sua testimonianza mostra quanto questo pigmento fosse percepito come qualcosa di speciale, quasi sacro.
Perché proprio la Vergine
L'associazione del blu con Maria non è antichissima. Nell'arte paleocristiana e in parte di quella bizantina la Vergine veste spesso di colori scuri, come il porpora o un blu profondo vicino al nero, legati al lutto e alla dignità. Fu soprattutto tra il XII e il XIII secolo che il blu si affermò come suo colore distintivo, anche grazie alle vetrate e alle miniature.
Le ragioni simboliche si sovrappongono:
- Il cielo: Maria è venerata come Regina del Cielo, e il blu è il colore della volta celeste.
- Il mare: il titolo di Stella Maris, stella del mare, la lega all'acqua e alla guida dei naviganti.
- La profondità: il blu è il colore che sembra arretrare, che invita alla contemplazione e al silenzio interiore.
- Il pregio: dipingere la Madre di Dio con il pigmento più costoso era una forma di offerta.
La rivalutazione del blu
Gli storici del colore hanno osservato che nell'antichità classica il blu non godeva di grande prestigio in Occidente. Il fatto che Omero parli del mare come «color del vino» è spesso citato per mostrare quanto le categorie cromatiche antiche fossero diverse dalle nostre. Il successo mariano del blu nel Medioevo contribuì a una vera rivalutazione: il colore passò da marginale a nobile, fino a diventare, nei secoli successivi, uno dei preferiti della cultura europea.
Il blu e l'interiorità
Nella lettura simbolica il blu è un colore del limite e dell'apertura. È il colore della distanza: le montagne lontane appaiono azzurrine, e il cielo è blu proprio perché profondo. Per questo molte tradizioni lo associano alla dimensione spirituale, a ciò che è vicino all'anima ma irraggiungibile ai sensi.
Il manto blu della Vergine, avvolgente e protettivo, unisce queste idee: è il cielo che si fa veste, l'infinito che accoglie. Nella tradizione meditativa coltivata dallo Studio Esoterico Cornelio, contemplare un'opera dipinta in oltremare può diventare un esercizio di raccoglimento: lasciare che lo sguardo si posi sul colore, senza fretta, come si guarda il cielo al crepuscolo.
Un pigmento che si fa industria
Nel XIX secolo si arrivò a produrre un oltremare sintetico, molto più economico. Il blu perse così il suo valore di rarità, ma non la sua carica simbolica, che continua a vivere nelle opere del passato e nell'immaginario religioso.
In sintesi
- L'oltremare si ricavava dal lapislazzuli delle montagne dell'attuale Afghanistan.
- Era un pigmento costosissimo, spesso paragonato all'oro e regolato nei contratti.
- Il blu divenne colore distintivo della Vergine soprattutto tra XII e XIII secolo.
- Simboleggia cielo, mare, profondità e offerta preziosa.
- La storia dell'oltremare mostra come un colore possa passare da marginale a sacro.