Il turchese è una delle poche pietre che abbiano dato il nome a un colore. Il suo azzurro opaco, a volte tendente al verde, ricorda il cielo limpido o l'acqua di un lago di montagna. È una pietra non trasparente, morbida al tatto, che è stata amata da civiltà lontanissime tra loro: gli Egizi, i Persiani, i popoli dell'Asia centrale e quelli delle Americhe. In ciascuna di queste culture ha assunto significati propri, ma con un filo comune: il legame con il cielo, la protezione e la vita.
Il nome
La parola «turchese» deriva dal francese pierre turquoise, cioè «pietra turca». Non perché la pietra provenisse dalla Turchia, ma perché vi arrivava in Europa attraverso i mercati dell'impero ottomano, partendo dalla Persia e dall'Asia centrale. Il nome racconta dunque una via di commercio, più che un luogo d'origine.
Egitto: Hathor, signora del turchese
Gli Egizi estraevano il turchese nella penisola del Sinai, in particolare nella zona di Serabit el-Khadim e nel Wadi Maghara. A Serabit el-Khadim sorgeva un tempio dedicato alla dea Hathor, che gli Egizi veneravano con l'epiteto di «Signora del turchese». Le spedizioni minerarie lasciavano iscrizioni e offerte alla dea, chiedendo il buon esito del lavoro.
Il termine egizio per il turchese, mefkat, era legato anche alla gioia. Hathor era la dea della musica, della danza, dell'amore e della gioia: non sorprende che la pietra dal colore luminoso fosse posta sotto la sua protezione. Il turchese compare in molti gioielli egizi, spesso accanto al lapislazzuli e alla corniola, a formare una triade di colori: il blu del cielo notturno, l'azzurro verde della vita, il rosso del sangue e del sole.
Persia: la pietra della vittoria
Per secoli le miniere più celebri di turchese si trovarono nella regione di Nishapur, nell'Iran nord-orientale. Il turchese persiano, di un azzurro intenso e uniforme, era considerato il più pregiato del mondo. Il nome persiano, firuzeh, è spesso collegato all'idea di vittoria e di trionfo.
Nell'arte islamica persiana il colore turchese divenne protagonista delle maioliche che rivestono cupole e minareti. Le grandi moschee di Isfahan, Samarcanda e Herat brillano di questo azzurro, che sotto il sole sembra fondersi con il cielo. È un esempio di come una pietra possa diventare un intero linguaggio architettonico: il colore della volta celeste riportato sulla volta dell'edificio sacro.
Le Americhe: xiuhuitl, la pietra preziosa del fuoco
Nelle Americhe il turchese fu estratto soprattutto nel territorio dell'attuale Sud-ovest degli Stati Uniti e del Messico settentrionale, da cui raggiungeva per scambio la Mesoamerica. Gli Aztechi lo chiamavano xiuhuitl e lo consideravano tra i materiali più preziosi, riservato agli dèi e ai sovrani.
La stessa radice compare nel nome di Xiuhtecuhtli, il «Signore del turchese», divinità del fuoco e del tempo, e nel serpente di fuoco Xiuhcoatl. Il turchese, per gli Aztechi, univa il colore del cielo diurno al fuoco e all'anno. I loro artigiani realizzarono straordinari mosaici di tessere di turchese su maschere, scudi e oggetti rituali; alcuni di questi sono conservati oggi in musei europei, come il British Museum.
Presso molti popoli nativi del Sud-ovest, come i Navajo e i Pueblo, il turchese ha conservato fino a oggi un ruolo importante nella vita cerimoniale e nell'arte orafa, ed è legato al cielo, all'acqua e all'armonia con il mondo. Queste tradizioni sono vive e appartengono alle comunità che le custodiscono: vanno conosciute con rispetto, senza appropriarsene.
Un simbolo che attraversa i popoli
| Cultura | Nome | Associazioni principali |
|---|---|---|
| Egitto | mefkat | Hathor, gioia, vita |
| Persia | firuzeh | vittoria, cielo, architettura sacra |
| Aztechi | xiuhuitl | fuoco, tempo, regalità divina |
| Sud-ovest nativo | vari nomi | cielo, acqua, armonia |
La pietra del cavaliere
In Persia e in Asia centrale il turchese era usato anche per ornare le briglie e le selle dei cavalli. Si credeva che proteggesse il cavaliere dalle cadute. Questa associazione con il viaggio e con il cavallo passò anche in Europa e nei paesi turchi, dove il turchese fu spesso considerato una pietra da viaggio. In chiave simbolica, è la pietra che accompagna chi parte: un frammento di cielo sereno portato con sé nel cammino.
Una pietra che cambia
Il turchese è una pietra porosa e delicata, che nel tempo può cambiare tonalità, diventando più verde. Nella tradizione popolare questo mutamento veniva talvolta interpretato come un segno, quasi la pietra registrasse lo stato di chi la portava. È un'idea che non va presa alla lettera, ma che esprime bene la percezione del turchese come pietra viva, in rapporto con chi la indossa.
In sintesi
- Il nome «turchese» indica la via commerciale ottomana, non l'origine della pietra.
- In Egitto era legato a Hathor, «Signora del turchese», venerata nelle miniere del Sinai.
- In Persia, con le miniere di Nishapur, divenne simbolo di vittoria e colore delle cupole sacre.
- Per gli Aztechi lo xiuhuitl univa cielo, fuoco e tempo, e fu usato in celebri mosaici rituali.