Le resine che bruciavano sugli altari di Gerusalemme, di Atene o di Roma non nascevano nel Mediterraneo. Arrivavano da lontano, al termine di un viaggio lungo e faticoso attraverso il deserto. L'insieme delle rotte che collegavano le terre dell'incenso dell'Arabia meridionale ai porti e alle città del Vicino Oriente è chiamato tradizionalmente «via dell'incenso». La sua storia mostra come una sostanza destinata al sacro abbia plasmato regni, città e paesaggi.
Dove tutto cominciava
Le aree di produzione principali erano l'Arabia meridionale, corrispondente agli attuali Yemen e Oman, e la costa del Corno d'Africa. Nel Dhofar, nel sud dell'Oman, crescono ancora oggi gli alberi di Boswellia, e alcuni siti legati alla produzione e al commercio dell'olibano sono stati iscritti dall'UNESCO nel patrimonio mondiale con il nome di «Terra dell'incenso».
Le resine venivano raccolte, selezionate e portate verso i centri di raccolta, da cui partivano le carovane.
I regni dell'Arabia meridionale
Lungo il margine del deserto fiorirono nel primo millennio a.C. diversi regni che dovevano gran parte della loro ricchezza al commercio degli aromi:
- Saba, con capitale Marib, celebre per la grande diga e per la tradizione biblica della sua regina;
- Qataban e Main, regni carovanieri che controllavano tratti delle rotte;
- Hadramawt, con capitale Shabwa, vicino alle zone di produzione.
Plinio il Vecchio, nella Storia naturale, ricorda che l'incenso raccolto veniva portato a Sabota, cioè Shabwa, dove i sacerdoti prelevavano una decima in onore del dio locale prima che fosse lecito venderlo. Anche il commercio, dunque, era attraversato da regole religiose: una parte della resina apparteneva al dio prima ancora di partire.
Il cammello e il deserto
La via dell'incenso fu resa possibile dall'uso del dromedario come animale da carico, che permise di attraversare regioni senza fiumi, passando da un pozzo all'altro e da un'oasi all'altra. Le carovane risalivano la penisola arabica lungo il lato occidentale, toccando una serie di stazioni dove si pagavano diritti di passaggio e si rinnovavano acqua e provviste.
Il viaggio era lungo e costoso, e ogni tappa aggiungeva tasse e guadagni. Per questo l'olibano e la mirra arrivavano nel Mediterraneo a prezzi molto alti, che contribuivano a farne beni di lusso.
I Nabatei e Petra
Nel tratto settentrionale delle rotte un ruolo centrale fu svolto dai Nabatei, popolo arabo che controllò per secoli i passaggi tra l'Arabia e il Mediterraneo. La loro capitale, Petra, scavata nella roccia arenaria dell'attuale Giordania, divenne uno dei grandi snodi del commercio carovaniero.
Da Petra le merci proseguivano verso Gaza, porto sul Mediterraneo, attraversando il deserto del Negev. Le città nabatee di questa regione, come Avdat, Haluza, Mamshit e Shivta, sono oggi iscritte dall'UNESCO nel patrimonio mondiale con il nome di «Via dell'incenso – città del deserto del Negev». I loro resti mostrano sistemi di raccolta delle acque, fortezze e stazioni di sosta.
Dalla terra al mare
Con il tempo il commercio non seguì più soltanto le vie di terra. Lungo il Mar Rosso e le coste dell'Oceano Indiano si svilupparono rotte marittime. Il Periplo del Mare Eritreo, un manuale di navigazione in lingua greca dell'epoca romana, descrive porti e merci di queste coste, tra cui gli aromi dell'Arabia meridionale. Il passaggio al mare contribuì al declino di alcune città carovaniere.
Il significato di una strada
Perché una via commerciale merita un posto nella storia del sacro? Per almeno tre ragioni:
- La distanza come valore: ciò che viene da lontano, attraverso fatica e pericolo, acquista un'aura particolare. L'incenso era prezioso anche perché raro e remoto.
- Il legame tra i popoli: la stessa resina finiva sugli altari di religioni diverse, creando un filo che univa culti lontani.
- La strada come simbolo: il cammino nel deserto, da un pozzo all'altro, è un'immagine antica del percorso interiore, fatto di tappe, soste e prove.
Nella tradizione ermetica coltivata dallo Studio Esoterico Cornelio questo ultimo aspetto merita attenzione: il profumo che si leva dal braciere porta con sé la memoria del viaggio. Ogni grano di resina è il punto d'arrivo di una strada.
In sintesi
- La via dell'incenso collegava le terre di produzione dell'Arabia meridionale al Mediterraneo.
- Regni come Saba e Hadramawt prosperarono grazie al commercio degli aromi.
- Plinio ricorda una decima sacra prelevata a Shabwa prima della vendita dell'incenso.
- I Nabatei di Petra controllavano il tratto settentrionale verso Gaza, attraverso le città del Negev.
- La strada stessa può essere letta come simbolo del cammino interiore.