Chi cammina in primavera nelle campagne del Mediterraneo, dalla Sardegna alla Grecia, incontra spesso distese di asfodeli: alti steli che reggono grappoli di fiori bianchi o rosati, venati di una sottile linea scura. È una pianta resistente, che cresce sui terreni poveri, sui pascoli sassosi, nei luoghi abbandonati. Per gli antichi Greci questo fiore aveva un significato preciso e solenne: era la pianta del mondo dei morti.
Il prato di asfodeli
Nell'Odissea l'asfodelo compare in due momenti decisivi. Nell'undicesimo libro, Ulisse scende alle soglie dell'Ade e incontra le anime dei defunti. Tra queste c'è Achille, che dopo il colloquio con l'eroe si allontana a grandi passi attraverso il prato di asfodeli, rallegrato dalla notizia della gloria del figlio.
Nel ventiquattresimo libro, Ermes guida le anime dei pretendenti uccisi da Ulisse verso il regno dei morti. Le ombre lo seguono stridendo come pipistrelli, oltrepassano le correnti dell'Oceano e la rupe Leucade, le porte del Sole e il popolo dei sogni, e giungono infine al prato di asfodeli, dove dimorano le anime, immagini di coloro che hanno finito di soffrire.
Un luogo intermedio
Il prato di asfodeli non è un luogo di punizione né di beatitudine. Nella concezione omerica, le anime vi conducono un'esistenza pallida, senza forza, quasi un'eco della vita. La pianta che vi cresce rispecchia questa condizione: un fiore chiaro, sobrio, che fiorisce in luoghi spogli.
Nella tradizione successiva si sviluppò una geografia più articolata dell'oltretomba, con i Campi Elisi per i beati e il Tartaro per i colpevoli. In questo schema il prato di asfodeli divenne spesso il luogo delle anime comuni, né eroiche né malvagie.
Il cibo dei poveri
L'asfodelo non era soltanto un fiore dell'aldilà. Esiodo, nelle Opere e i giorni, rimprovera chi non sa quanto grande vantaggio vi sia nella malva e nell'asfodelo, e aggiunge che gli stolti non sanno che la metà vale più del tutto. Il verso fa riferimento a un'alimentazione semplice, alla portata di tutti, contrapposta all'avidità di chi vuole sempre di più.
Questo doppio volto è significativo. L'asfodelo è pianta dei morti e insieme pianta dei poveri: in entrambi i casi è legata a una condizione spoglia, essenziale, lontana dal lusso e dalla gloria.
L'asfodelo nella vita quotidiana
In diverse aree del Mediterraneo l'asfodelo ha avuto anche usi artigianali. In Sardegna, ad esempio, gli steli essiccati sono stati tradizionalmente impiegati nell'intreccio di cestini. La pianta dell'aldilà omerico entra così nella vita delle case, trasformata in oggetto d'uso.
Dall'asfodelo al narciso
Una curiosità linguistica lega l'asfodelo a un altro fiore. La parola inglese daffodil, che indica il narciso giallo, deriva da una forma medievale di «asfodelo», attraverso varianti come affodill. Il nome del fiore dei morti è passato, per un percorso tortuoso, a uno dei fiori più luminosi della primavera.
L'asfodelo nella poesia moderna
Il fiore omerico ha continuato a parlare ai poeti. Lo statunitense William Carlos Williams intitolò una delle sue opere tarde Asphodel, That Greeny Flower, un lungo poema d'amore e di memoria rivolto alla moglie. L'asfodelo vi compare come fiore del ricordo, capace di unire la presenza viva e la prospettiva della fine.
Lettura simbolica
Lo Studio Esoterico Cornelio legge l'asfodelo come pianta del confine: non appartiene del tutto al mondo dei vivi né a quello dei morti, ma segna il passaggio. Fiorisce dove la terra è povera, ricordando che ciò che resta, alla fine, non è la ricchezza ma l'essenziale.
| Aspetto | Significato |
|---|---|
| Prato di Omero | Dimora delle anime, esistenza sospesa |
| Fiore pallido | Sobrietà, eco della vita |
| Cibo di Esiodo | Semplicità, misura, rifiuto dell'avidità |
| Terreno povero | Essenzialità, ciò che resta |
| Poesia moderna | Memoria, amore che attraversa il tempo |
Una meditazione sull'essenziale
Il verso di Esiodo sulla metà che vale più del tutto può accompagnare la contemplazione di questa pianta. L'asfodelo invita a domandarsi che cosa resti di una vita quando si tolgono gli ornamenti: quali legami, quali gesti, quali memorie sopravvivono, come le anime sul prato omerico.
In sintesi
- Nell'Odissea le anime dei morti dimorano nel prato di asfodeli.
- È un luogo intermedio, né punizione né beatitudine, di esistenza sospesa.
- Esiodo cita l'asfodelo come cibo semplice, contro l'avidità.
- La parola inglese daffodil deriva da una forma medievale di «asfodelo».
- Il suo simbolo riguarda il confine e ciò che resta di essenziale.